A ciascuno il suo.

07 Maggio 2026

AI diverse per esigenze diverse.

Non cucina, non paga le tasse, non cambia l’olio al motore, però ti può aiutare a fare ciascuna di queste cose.

L’AI è come un coltellino svizzero: uno strumento multiuso che, a seconda dell’esigenza, può aiutarti a riavvitare viti e bulloni, aprire scatolette di latta, tagliare un foglio di carta o – perché no – risolverti un problema.

Che poi la faccenda sia: “dimmi quali sono le dimensioni massime di un bagaglio a mano”, “fammi il riassunto de Il Maestro e Margherita” oppure “chi era la modella australiana* degli spot Omnitel nei primi anni Duemila?” questo sta a te.

Di certo, la maggior parte delle domande che prima affollavano i motori di ricerca oggi finiscono dentro una chat AI.

*era Megan Gale ed è tornata con uno spot Iliad. ☺

Chiedile qualsiasi cosa.

Se hai un’AI che utilizzi più di altre già lo sai: c’è quella che ragiona meglio sui dati, quella che eccelle nella sintesi, quella che scrive, quella che “disegna”, quella che crea video da zero, pure quella empatica.

Per questo motivo, parlare di AI è come parlare di musica pop, di internet, di target 0-99. Un po’ ampio per poter dire davvero qualcosa.

Infatti, ora sappiamo che “ogni scarrafone è bell’ a mamma soja” e ogni prompt – e persona – ha la sua intelligenza artificiale del cuore.

Pure tu hai la tua.

Una persona tiene in mano uno smartphone che mostra una cartella "AI Tools" con varie icone di applicazioni, mentre è seduta davanti a un computer portatile aperto su una scrivania di legno.

Il diavolo veste AI.

La scelta tra un’AI e l’altra è ardua, quasi quanto capire il colore perfetto a cui abbinare il “ceruleo”.

Hai capito la citazione? Bene, perché la useremo per spiegare meglio le diverse “personalità” delle AI più conosciute.

Emily: Chat GPT

Sa fare tutto o, perlomeno, ti sfida a sospettare il contrario. Scrive, brainstorma, organizza, fa coding, strategia, riassunti, simulazioni, supporto creativo e probabilmente non vede l’ora di indossare un abito Valentino.

Andy: Claude

È la collega sensibile, ci tiene alla sua Miranda. Ama scrivere e si è costruita una reputazione molto forte proprio nei contenuti testuali. Ha un look più caldo – per essere digitale – e un modo di porsi più umano, sembra riflessiva. Lo sarà per sempre?

Gemini: Nigel

Fa parte della famiglia Runway – ops, Google – da sempre. Il suo punto di forza sta nel collegare informazioni, recuperare dati, organizzare flussi e velocizzare task quotidiane, integrando strumenti come Gmail, Docs, Drive, Calendar e Search.

Tre persone eleganti che indossano occhiali da sole si trovano una accanto all'altra. Sull'immagine sono sovrapposti elementi digitali: una barra di ricerca con la scritta "Prompt..." e tre icone futuristiche sotto di essa, il tutto inserito in un bordo a tema tecnologico.

L’AI sei tu.

Un vecchio saggio di nome Andrew Lewis disse:

“If you are not paying for it, you’re not the customer; you’re the product being sold.”

Un concetto che negli anni è stato ripreso più e più volte – anche ben prima di Lewis – per raccontare il modello di business dei media, dalla televisione ai social network, dall’analogico al digitale.

La frase è poi diventata definitivamente mainstream grazie a esperti come Tristan Harris – ex design ethicist di Google – e documentari come The Social Dilemma.

Ma se nei servizi digitali gratuiti spesso i veri clienti non siamo noi, allora non ci vuole molto a intuire quanto, un prompt dopo l’altro, siamo anche il prodotto.

È uno dei motivi, questo, per cui è importante imparare a usare questo gigantesco coltellino svAIzzero che chiamiamo AI.

E se vuoi capirne di più, forse potresti “promptarci” subito.

Rispondiamo di persona, mettici alla prova.

Rimani aggiornato!

Iscriviti alla nostra newsletter