Ma tu sai di che materia sono fatti i tuoi sogni?
Non è una domanda trabocchetto: è un modo volutamente Shakesperiano per introdurre una tematica che ci sta particolarmente a cuore e che abbraccia il mondo solido e tangibile della materia, con quello transitorio e forse illusorio, dell’estetica.
Parlare di design è un po’ come parlare d’arte.
Lo si trova nella progettazione di ambienti interni ed esterni, negli oggetti, nella comunicazione, nelle interfacce digitali, nella moda. Il design è ovunque ci sia la volontà di creare prodotti utilizzabili dalla più ampia gamma di persone.
In questa sintesi tra arte, industria e mercato – o anche tra estetica, funzionalità e tecnica – c’è spazio sia per linee pulite, forme minimali e produzioni essenziali, che per creatività, immaginazione, provocazione.
Il nome Juicy Salif potrebbe non dirti subito qualcosa, ma è molto probabile che questo oggetto “misterioso”, tu lo abbia già visto, usato o che magari faccia parte della tua quotidianità.
È lo spremiagrumi disegnato da Philippe Starck per Alessi, nel 1990.
“Rivoluzionario ma sorprendentemente funzionale”.
Juicy Salif conta oltre 500.000 i pezzi venduti solo entro il 2003, con una diffusione che oggi si stima intorno ai milioni di utilizzatori nel mondo.
Milioni di persone che hanno, in casa propria, uno dei simboli del design contemporaneo, un pezzo da collezione – non raro, a dir la verità – presente anche nelle collezioni permanenti della Triennale di Milano e del MOMA di New York.
Il design è la democratizzazione dell’arte?
In un certo senso sì.
Basti pensare a Nemo di Fabio Novembre, disegnata per Driade. Un po’ scultura, un po’ comoda poltrona: un volto dalle sembianze classiche e plastiche, che diventa una seduta quasi regale e al contempo, sorprendentemente ironica.
E se parliamo di design e irriverenza insieme, parliamo di Seletti.
Una dichiarazione di status intellettuale: un mix di architettura, arte, popolarità e collaborazioni con designer e artisti di fama internazionale, ma anche un progetto che scardina gli stereotipi del mondo dei designer e volutamente rende il design… Popolare nell’estetica e nel prezzo.
Alessi, Seletti, Fantoni: sono materia per il Salone del Mobile.
Presentato con la campagna “A matter of…”, l’edizione 2026 del Salone mette al centro della narrazione la materia come elemento fisico e concettuale – ciò che conta, ciò che genera senso – giocando con il doppio significato della parola “matter”.
Quello che emerge è un nuovo modo di intendere il design: non solo come prodotto finito, ma come processo, materiali, sistemi produttivi, a perfetta rappresentazione di un mondo che dà sempre maggior valore a tematiche di sostenibilità, cura, artigianalità.
Ma cosa significa fare design oggi?
Hanno risposto a questa domanda Fantoni, insieme a Park, con la nuova collezione Alis: un progetto che interpreta il design come sistema, in cui materiali, struttura e spazio dialogano tra loro per migliorare l’esperienza delle persone.
Un progetto a cui, insieme a Nudesign, abbiamo contribuito a dare una voce, realizzando un ecosistema visivo in versione cartacea e video, capace di restituire all’occhio esterno un mondo in equilibrio tra architettura, design e comunicazione.
E che non vedevamo l’ora di mostrarvi. Dopotutto, e se sei mai entrato nella nostra sede lo sai: il design è matter of Emporio ADV.