Che mondo sarebbe senza… Pubblicità?

02 Novembre 2021

Trova l’errore. O meglio, la provocazione.
Tutti lo sanno, che quando una frase inizia con “che mondo sarebbe…” c’è solo una chiusa possibile: Nutella (era necessario specificarlo?).

Quello che non tutti sanno o di cui non tutti sono consapevoli è che questa “frase” o slogan o ancora meglio claim, va ben oltre il mondo pubblicitario: è comunicazione e ci riguarda tutti, influenzandoci e non solo attraverso spot in tv e su Instagram, ma in maniera più grandiosa, attraverso le parole.

Un barattolo di Nutella su un tagliere di legno con una fetta di pane e un coltello da pane che spalma la Nutella su un'altra fetta. Il testo in italiano in alto recita:

Non solo Carosello.

La storia dell’umanità è ricca di pubblicitari, più o meno inconsapevoli, dell’effettivo successo dei loro slogan nel mondo.

Sono stati pubblicitari alcuni nostri ignoti antenati di Pompei, i cui manifesti incisi su pietra hanno resistito all’usura dei secoli e all’ira del Vesuvio. Erano vere e proprie campagne elettorali che, in mancanza della carta stampata, ricoprivano le mura della città sepolta.

Sono stati pubblicitari molti artisti, Andy Warhol su tutti, che ha fatto della cultura del consumismo degli anni ’60 una vera e propria arte: ed ecco che la zuppa Campbell, il ritratto di Marilyn Monroe e i detersivi in scatola diventano opere d’arte, da esporre in un museo così come in un supermercato.

Sono stati pubblicitari alcuni grandi religiosi, tanto da aver ispirato quelli che a tutti gli effetti sono diventati i grandi pubblicitari del ‘900: erano gli anni ’70 quando Oliviero Toscani ed Emanuele Pirella unirono forze e idee per la campagna dei Jeans Jesus.

Un close-up fasciatissimo abbinato al claim d’obbligo e a dir poco dissacrante: “Chi mi ama mi segua.”

E se i Jeans Jesus non hanno superato il test del tempo, la loro breve storia si tramanda tutt’ora a lezioni di comunicazione, nelle mostre di Olivero Toscani e naturalmente, su Google.

Una persona indossa pantaloncini di jeans tagliati a vita alta con la scritta

Slogan d’uso comune.

Non c’è periodo storico migliore di questo per introdurre l’argomento chiacchieratissimo del linguaggio.

In un’epoca dove le parole cambiano e si rinnovano, tra termini in disuso e new entry che finiscono per “ə”, ci siano infatti delle intere frasi, ereditate dal mondo della comunicazione e che proprio come il “Chi mi ama mi segua” sono diventati parte del nostro linguaggio.

Sono claim, call to action, slogan che si sono staccati pacificamente dai loro prodotti per diventare… indipendenti e qualche volta immortali, ben più dei brand di appartenenza.

La mia non è proprio fame…È più voglia di qualcosa di buono.

Un evergreen nei postumi da pausa pranzo, e non solo nelle agenzie di comunicazione.

Perché non è importante il tuo ruolo lavorativo, né il tuo sesso o la tua posizione sociale: se sei tra gli enta e gli anta è sufficiente un leggero languorino per trasformarti all’istante nella seconda signora in giallo più celebre della tv.

Una donna che indossa un cappello giallo brillante a tesa larga e un abito coordinato siede sul sedile posteriore di un veicolo, sorridente. Un uomo con i baffi, vestito con l'uniforme da autista, è seduto davanti e guarda avanti.

No non stiamo parlando di Angela Lansbury, ma della signora Rocher, ovviamente.

Ed è subito rievocazione storica, con Ambrogio dal baffo sornione pronto a tramutare la “non proprio fame” in una piramide musicale di Ferrero Rocher.

Primo piano del lato di una confezione gialla di snack con un testo rosso in italiano che recita:

E se per gli amanti dei dolci la partita si gioca in casa Ferrero, i fan del salato possono farsi onore con il mix di mais e formaggio di Fonzies e il suo prezioso slogan, ancora in auge online, offline e nella real life: Se non ti lecchi le dita godi solo a metà.

Una creazione di Marco Mignani entrata nella storia della pubblicità ed ancora oggi, pure nella sua versione deliziosamente censurata post Covid, claim attorno al quale ruota tutta la comunicazione Fonzies.

Certo, Mignani non era nuovo alla creazione di slogan che dal mondo pubblicitario sono balzati in quello “vero”. È sempre lui il creatore della Milano da bere di Amaro Ramazzotti: tre parole che hanno segnato un’epoca, e non solo per gli abitanti del capoluogo meneghino.

E se da Milano ci spostiamo su una presunta Riviera Romagnola, ecco che andiamo incontro ad un altro tormentone pubblicitario.

L’esordio in tv di Stefano Accorsi è ancora, parecchie estati dopo, un simbolo di italianità, tra inglese maccheronico, marpioni da spiaggia e quel Du gust is megl che uan che è nato da un gelato, ma è degno de L’Accademia della Crusca.

Una donna in bikini rosso sorride e tiene in mano un panino con gelato Nestlé MaxiBon su uno sfondo blu. Il testo recita

Garantito al limone! Anche questa, una locuzione che in molti collegano agli storici spot del Carosello e da cui sono nati intramontabili tormentoni che rappresentano a pieno titolo un pezzo della cultura italiana.

I più nostalgici possono fare un tuffo nel passato leggendo l’articolo dedicato ai 7 slogan che hanno fatto la storia del Carosello, e poi…tutti a letto!