C’è stato un momento in cui gli eventi si facevano chiamare “phygital”.
Era il modo in cui si cercava di raccontare le prime, necessarie integrazioni tra mondo fisico e digitale, tra “in presenza” e “da remoto”.
Oggi, anche se la parola “phygital” esiste ancora, nessuno ha bisogno di specificare che una call, un meeting, o un italianissimo evento sarà ibrido, ovvero si terrà un po’ online e un po’ offline.
È semplicemente ovvio.
Non sprecare l’acqua, non buttare il cibo, non perdere tempo, non disperdere energie. Le risorse vanno usate bene, pure l’AI.
Infatti, come acqua, cibo, tempo ed energia, anche l’AI è una risorsa e, nelle “mani” giuste, può diventare un ponte tra brand e pubblico, unendo ciò che accade nello spazio fisico con ciò che accade nel digitale.
Che sia una vetrina interattiva, uno specchio che funge da touchscreen, un filtro per la prova virtuale dei prodotti, l’obiettivo è sempre lo stesso: creare un’esperienza unica e coerente per chi la vive e trasformare lo spettatore in protagonista.
Per anni il social wall è stato più o meno questo: un feed Instagram proiettato su uno schermo.
Oggi il social wall esiste ancora ma è uno strumento progettuale e “brandizzabile” che, se integrato ad altre tecnologie, può aumentare la visibilità di un marchio con sondaggi, reaction, votazioni, contenuti generati con l’AI o filtri personalizzati.
È quello che è successo – e che abbiamo fatto succedere – a IMCAS Parigi, dove i partecipanti sono diventati protagonisti del social wall Neauvia, comparendo in tempo reale su uno schermo e dando vita ad un’iterazione “phygital” tra realtà e immaginazione.
Ma che succede se prendiamo un social wall e lo ingigantiamo all’infinito?
Diventerà un billboard, come quelli di Times Square.
Il billboard è un’installazione che offre una forma di intrattenimento urbano al pubblico come animazioni 3D, contenuti che “escono dallo schermo”, countdown e lanci di film o videogiochi.
A volte, tra video, sport e trailer, compaiono i contenuti inviati dagli utenti: modelli in cerca di un talent scout, una coppia di turisti in visita a New York, qualcuno che ha voglia di sentirsi protagonista… anche solo per un secondo.
“Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti”.
Non l’ha detto Paolo Fox, ma Andy Warhol. E ci aveva preso! Solo che i minuti sono diventati secondi.
Sta ai professionisti della comunicazione capire come sfruttare al meglio ogni secondo, ogni tool, ogni risorsa, per trasformarli in identità visive ed elementi scenografici, follow-up mirati, esperienze tracciabili e condivise che diventano lead.
Attraverso milioni di LED.
Se vuoi vedere cosa succede quando tecnologia ed experience collaborano davvero, vieni a trovarci.
Ci vediamo a Cosmoprof. O al Salone del Mobile. Oppure ti aspettiamo in sede, con tutto il team di Emporio ADV.