Dolcetto, scherzetto o easter egg?

10 Aprile 2024

Dolcetto, scherzetto o easter egg?

Non serve seguire un coniglietto pasquale per imbattersi in un easter egg: basta essere in possesso di un computer, uno smartphone, una tv, uno schermo o un qualsiasi device.

Nato con i videogiochi, evolutosi in contesti cinematografici e televisivi, il termine easter egg rievoca la caccia all’Uovo di Pasqua ma in gergo indica un particolare messaggio, immagine, feature nascosta all’interno di un prodotto audiovisivo o digitale.

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Entrambi hanno rivoluzionato il mercato, entrambi sono “uova-non-uova” e sono anche quasi coetanei. Di chi stiamo parlando?

Di Kinder Sorpresa ed easter egg.

È del 1974 l’uovo di cioccolato preferito dai bambini e ideato da William Salice per il colosso dolciario Ferrero.

Invece ufficialmente, la nascita dell’easter egg viene fatta risalire al 1980, anche se la sua prima apparizione nei software, è di quasi vent’anni prima.

È tra l’ottobre 1967 e l’ottobre 1968 infatti, che l’utente di computer PDP-6 e PDP-10 che avesse voluto creare un file chiamato “LOVE” digitando “MAKE LOVE”, si sarebbe trovato di fronte alla risposta del programma: “NOT WAR?”.

Una sorpresa simpaticamente attuale.

Qualche anno dopo la Ferrero avrebbe iniziato la vendita dei suoi ovetti Kinder.

Le sorprese preferite dell’epoca? I soldatini di piombo.

Un egg a forma di pixel…

Anche se la prima apparizione del concetto di easter egg è della seconda metà degli anni ’60, l’uso del termine risale al 1980.

In un’epoca in cui la politica aziendale di Atari era di non inserire i nomi degli sviluppatori nei credits, il programmatore Warren Robinett decise di sviare la policy e programmare segretamente il messaggioCreato da Warren Robinett” all’interno del videogioco Adventure.

Spostando l’avatar su uno specifico pixel denominato “grey dot”, il giocatore avrebbe trovato la firma di Robinett. Quel giocatore si chiamava Adam Clayton, aveva quindici anni e scrisse una lettera ad Atari rivelando il credit nascosto.

Come spesso accade, l’idea iniziale di Atari di eliminare il “grey dot” si rivelò troppo costosa, così il direttore dello sviluppo software Steve Wright suggerì non solo di mantenerlo, ma di incoraggiare l’inclusione di nuovi easter egg, identificandoli come “uova di Pasqua che i giocatori possono trovare”.

E ora, tocca a te!

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