L’importanza di chiamarsi.

29 Gennaio 2024

Caro William Shakespeare, non è vero che “Se la chiamassimo in un altro modo la rosa avrebbe lo stesso profumo.”

Te lo dice Oscar Wilde.

E anche qualche pubblicitario.

Se con il gioco di parole Ernest-earnest, Wilde criticava il culto dell’apparenza della società vittoriana, lo stesso binomio può aprire le porte ad elucubrazioni mentali ben più attuali, sull’apparente superficiale eppure imprescindibile, importanza del naming.

Nome proprio di cosa?

Se non fai parte di quel gruppo di adulti che vezzeggiano la propria auto, lavatrice o pianta d’appartamento con un nome proprio, di persona, ti lancio una sfida.

La scelta di un nome, di come suona, di cosa rappresenta, può davvero fare la differenza?

Dalla A alla Z… E oltre.

Alla lettera A del “dizionario dei naming performanti e che fanno la differenza”, non può che troneggiare l’Amazon di Bezos.

Ispirato alla grandezza del Rio delle Amazzoni, il nome Amazon doveva esplicitare il fatto che il core business originario dell’azienda, ovvero la selezione di libri dello shop, fosse vasta quanto il fiume più grande e lungo del mondo.

Un nome, un’idea, così di successo da riuscire a cambiare le abitudini d’acquisto dei consumatori.

Un logo ti mette le aaaali!

Nato nel 1994, l’Amazon che tutti conosciamo è stato rappresentato da loghi maiuscoli e minuscoli, minimal o zebrati, più o meno riferiti al celebre Rio.

Ma è negli anni del Millenium Bug che avviene la svolta.

L’operazione di rebranding, ad opera di Turner Duckworth Studio il cui payoff è “unmistakable design for the world’s greatest brands”, ha fatto di Amazon l’iconico naming dietro l’altrettanto iconico logo: la freccina arancione in grado di soddisfare “dalla A alla Z” i desideri dei clienti.

Basta un click per acquistare un e-book, un click per il regalo alla nipotina, un click per la spesa, un click per guardare film in streaming e on demand, ascoltare musica e audiolibri, scegliere serie TV.

Un click per friggere senza olio.

Frittolosa, chi dimentica è complice.

Se sei arrivato fin qui, sei sempre più vicino alla risposta alla grande domanda: la scelta di un nome può fare davvero la differenza?

La risposta te la dà Frittolosa.

A me la diede Silvia Cannata, con un golosissimo post su LinkedIn che raccontava proprio la storia di questo piccolo elettrodomestico nato in sordina e il cui successo è “casualmente” postumo ad un salto all’anagrafe.

Tu chiamala se vuoi, Friggitrice ad Aria.

Cannata lo spiega alla perfezione, nonostante Amazon, Frittolosa si è rivelata un flop.

Il suo nome non esaltava #usp e #rtb di prodotto, non rispondeva ai consumer insight, né al problem to solve e alle necessità del consumatore.

Cambiato nome, cambiato messaggio.

E in un’epoca dove, citando la meravigliosa Vera Gheno, “Le parole contano davvero”, non ci resta che dire: per le parole, per il naming, hip hip hurrà!

Soprattutto con i giusti logo, brand image, sito web.