Un LEGO®, due LEGO®, tre LEGO®, tanti LEGO®.
Dichiaratamente gender-fluid, appassionato di diversity & inclusion, LEGO® è più di un brand, più di un marchio, soprattutto più di un giocattolo.
È un’icona intramontabile che può assumere qualunque forma.
Piace ai bambini, è amato dai grandi (che lo regalano ai bambini per giocarci), in un eterno passaggio generazionale di mattoncini fatti della stessa materia dei sogni.
E plastica.
Iattura dei nostri tempi, l’acrilonitrile butadiene stirene di cui sono composti i LEGO® è l’unico materiale che dal 1963 riesce a soddisfare il lungo elenco di norme di sicurezza, resistenza e qualità necessarie a garantire la migliore esperienza di gioco possibile.
E benché nel 2018 siano stati introdotti alcuni primi elementi LEGO® ricavati da una plastica prodotta in modo sostenibile, l’impresa di sostituire tutti i materiali plastici con altri riciclati, non è ancora andata del tutto a buon fine.
Il che significa che, nonostante tutte le buone intenzioni, liberarci di lei non sarà affatto facile.
In attesa di trovare un materiale sicuro e resistente e di qualità all’altezza dei propri standard però, l’azienda produttrice di giocattoli più grande e redditizia al mondo promette ulteriori mosse in direzione della sostenibilità.
Tra tutte, la trasformazione delle bustine in plastica all’interno dei pack, in astucci di carta. Forse uno “shock” per i più anziani tra noi, ma che permetterà a giocatori, collezionisti, designer e fanatici di tutto il mondo, di amare i LEGO® ancora di più.
Barbie, Nutella, Dr. Martens, anche LEGO® è un brand che “vanta innumerevoli tentativi di imitazione”.
I minuscoli Nano Block, la linea veneziana IDEA e tutte quelle costruzioni definite “compatibili” sono alternative simpatiche, creative, d’appeal, ma l’occhio esperto di un vero LEGO® Insiders sa che la differenza tra un brick official e non official non si gioca sui mattoncini ma sulle istruzioni.
Dettagliate, curate, comprensibili a tutti, senza possibilità di fraintendimento: le istruzioni dei LEGO® sono il Big Bang di ogni mobile IKEA.
Nei confronti del suo pubblico, raramente LEGO® ha fallito.
Tranne per l’affair Brittle Bricks. Lì, effettivamente qualche problemino è saltato fuori.
Ma oggi, a parecchi anni dalla sua nascita, il brand danese continua a sorprendere, rafforzato da una vision aziendale che utilizza il prodotto per migliorare la vita delle persone, si prende cura dei consumatori più piccoli, è attenta ai bisogni di quelli più grandi (anche detti altospendenti) ed evolve costantemente verso media nuovi e completamente inaspettati.
Dalle attrazioni turistiche ai vari blockbuster cinematografici, dalle playlist ASMR su Spotify al nuovo genere musicale Rhythm & Bricks, sono moltissime le experience originali LEGO® che superano il semplice concetto di gioco e collezionismo.
L’abbiamo capito, parte della forza di LEGO® è la fanbase di LEGO®.
Un target coloratissimo, appassionato e al limite dell’ossessivo compulsivo, tra cui spiccano veri e propri “designer in incognito”.
Come Luca Di Lazzaro, trasteverino di nascita, friulano d’adozione, di giorno carabiniere, padre e marito, di notte creator di opere non ufficiali, in gergo MOC – my own creation, tra cui un’udinesissima e molto nota Piazza San Giacomo in miniatura.
Ma anche Andrea Lattanzio, fan designer di LEGO® Ideas il cui sogno di avere una baita alpina si è trasformato, abracadabra, in un set vero.
O per tutti noi groopie del settore. Una nuova ossessione.