Senti chi parla!

16 Aprile 2026

Giornata Internazionale della Voce: che significa?

Molti di noi lo sanno. Per i più giovani facciamo un riassunto.

La vita prima dei social era fatta di persone “normali” le cui opinioni personali restavano condivise tra pochi. Le chiacchiere da bar rimanevano – per l’appunto – nei bar e avere una voce, nel senso pubblico del termine, non era così scontato.

“Con i social parola a legioni di imbecilli!”

Così disse Umberto Eco dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei Media e in parte, l’Umbertone nazionale, aveva anche ragione.

Ma i social, hanno permesso tante cose buone, tra cui a contribuire ad accendere i riflettori su tematiche importanti.

Cosa festeggiamo oggi?

Il Lunedì dell’Angelo – in neolingua: Pasquetta – la Liberazione, il 1° maggio, sono giornate che diventano occasioni di festa e che più o meno, conosciamo tutti.

Con i social però, queste insieme a moltissime altre giornate “speciali”, sono diventate momenti di racconto collettivo che hanno trovato spazio e diffusione anche grazie ai brand.

La Giornata Internazionale della Voce è una di queste.

E in un mondo in cui tutti comunicano, capire cosa significa davvero “avere una voce” – e saperla usare – non è così banale.

Un collage di quattro persone senza testa con le mani alzate, che tengono in mano oggetti come un microfono e un quaderno, su uno sfondo rosa con grandi bocche ritagliate sopra di loro, il tutto delineato in verde neon.

The sound of LIS.

Voce = suono. Sì o no?

Assolutamente no. Infatti, nel mondo esistono innumerevoli forme di comunicazione che funzionano senza suono, ma con la stessa efficacia.

Una tra tutte è la lingua dei segni – in Italia la chiamiamo LIS – che evolve il linguaggio parlato in un sistema codificato di gesti delle mani, espressioni del viso e movimenti del corpo.

Proprio come i neologismi, i meme, lo slang, anche il linguaggio dei segni è dinamico e in continua evoluzione: è influenzato da cambiamenti culturali, tecnologici, sociali, oltre che dalle interazioni tra diverse lingue.

Così, come nella comunità sorda la voce si guarda, nel settore della comunicazione la voce – o meglio, il tone of voice – si pianifica strategicamente.

Due mani che si fronteggiano, con i palmi rivolti verso l'alto, con forme geometriche astratte - cerchi rossi, linee blu e triangoli arancioni - su uno sfondo a griglia. L'immagine combina elementi di fotografia e design grafico.

Non è cosa dici…

Sappiamo che scrivere in CAPS LOCK equivale a urlare, che in LIS molti gesti cambiano significato a seconda dell’espressione – del viso – e che anche il tone of voice di un brand cambia in base alla strategia.

Familiare o istituzionale, tecnico o editoriale, professionale o friendly, divertente o affidabile: il tone of voice è il modo in cui un brand comunica, si relaziona con i propri interlocutori ed esplicita i propri valori.

Questo significa che, anche all’interno dello stesso settore, brand diversi devono sapersi costruire una voce riconoscibile, coerente e credibile, se vogliono differenziarsi dai competitor e costruire un rapporto di fiducia con il pubblico.

Un collage di mani che tengono e indicano un computer portatile, con un megafono che emerge dallo schermo. Sullo sfondo, un cerchio arancione con onde sonore, su uno sfondo blu strutturato.

Dare voce ai brand, davvero.

In Emporio ADV il tone of voice è una cosa seria.

È parte della strategia di marca: prende forma nello storytelling, si riconosce in un payoff, si riflette nell’identità. È nei testi di un sito, certo, ma anche nelle scelte visive, nel linguaggio della grafica, nelle immagini, nei dettagli che rendono un brand riconoscibile e coerente sui diversi canali.

E ora tocca a te!

Se vuoi “costruire” una voce distintiva e solida nel tempo, non ti resta che URLARE. Anzi no, scrivere.

Rispondiamo sempre, a qualsiasi tone of voice.

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