Molti di noi lo sanno. Per i più giovani facciamo un riassunto.
La vita prima dei social era fatta di persone “normali” le cui opinioni personali restavano condivise tra pochi. Le chiacchiere da bar rimanevano – per l’appunto – nei bar e avere una voce, nel senso pubblico del termine, non era così scontato.
“Con i social parola a legioni di imbecilli!”
Così disse Umberto Eco dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei Media e in parte, l’Umbertone nazionale, aveva anche ragione.
Ma i social, hanno permesso tante cose buone, tra cui a contribuire ad accendere i riflettori su tematiche importanti.
Il Lunedì dell’Angelo – in neolingua: Pasquetta – la Liberazione, il 1° maggio, sono giornate che diventano occasioni di festa e che più o meno, conosciamo tutti.
Con i social però, queste insieme a moltissime altre giornate “speciali”, sono diventate momenti di racconto collettivo che hanno trovato spazio e diffusione anche grazie ai brand.
La Giornata Internazionale della Voce è una di queste.
E in un mondo in cui tutti comunicano, capire cosa significa davvero “avere una voce” – e saperla usare – non è così banale.
Voce = suono. Sì o no?
Assolutamente no. Infatti, nel mondo esistono innumerevoli forme di comunicazione che funzionano senza suono, ma con la stessa efficacia.
Una tra tutte è la lingua dei segni – in Italia la chiamiamo LIS – che evolve il linguaggio parlato in un sistema codificato di gesti delle mani, espressioni del viso e movimenti del corpo.
Proprio come i neologismi, i meme, lo slang, anche il linguaggio dei segni è dinamico e in continua evoluzione: è influenzato da cambiamenti culturali, tecnologici, sociali, oltre che dalle interazioni tra diverse lingue.
Così, come nella comunità sorda la voce si guarda, nel settore della comunicazione la voce – o meglio, il tone of voice – si pianifica strategicamente.
Sappiamo che scrivere in CAPS LOCK equivale a urlare, che in LIS molti gesti cambiano significato a seconda dell’espressione – del viso – e che anche il tone of voice di un brand cambia in base alla strategia.
Familiare o istituzionale, tecnico o editoriale, professionale o friendly, divertente o affidabile: il tone of voice è il modo in cui un brand comunica, si relaziona con i propri interlocutori ed esplicita i propri valori.
Questo significa che, anche all’interno dello stesso settore, brand diversi devono sapersi costruire una voce riconoscibile, coerente e credibile, se vogliono differenziarsi dai competitor e costruire un rapporto di fiducia con il pubblico.
In Emporio ADV il tone of voice è una cosa seria.
È parte della strategia di marca: prende forma nello storytelling, si riconosce in un payoff, si riflette nell’identità. È nei testi di un sito, certo, ma anche nelle scelte visive, nel linguaggio della grafica, nelle immagini, nei dettagli che rendono un brand riconoscibile e coerente sui diversi canali.
E ora tocca a te!
Se vuoi “costruire” una voce distintiva e solida nel tempo, non ti resta che URLARE. Anzi no, scrivere.
Rispondiamo sempre, a qualsiasi tone of voice.