A meno di tre minuti dal suo inizio, con i titoli di testa che ancora scorrono sullo schermo, accompagnati dal ritmo di una colonna sonora appena accennata, uno tra i personaggi principali di un certo film – The Big Kahuna, classe 1999 – dice: “Com’è che una persona si forma il carattere?”
La risposta, come succede per la maggior parte delle domande esistenziali, resta sospesa e indefinita, lasciando però ampio spazio a una riflessione più profonda su concetti quali l’identità, la personalità, il carattere.
E gli archetipi, che è quello di cui ci occuperemo ora.
Nella vita si sa, è meglio non farsi ingannare dalle apparenze.
Eppure, in qualità di animali sociali, noi esseri umani siamo naturalmente propensi alla prima impressione, che altro non è che una scorciatoia mentale che ci permettere di farci delle idee, avere delle aspettative, prendere decisioni.
Ma questo giudizio iniziale, questa sensazione “di pancia”, vale anche per i brand?
Assolutamente sì e ve lo racconteremo qui.
In un articolo realizzato per BMW il professore di psicologia Alexander Todorov diceva: “I brand sono sempre seguiti dalla loro reputazione e dagli stereotipi.”
Infatti, molti simboli culturali che si sono affermati negli anni, derivano proprio dall’immagine che alcuni brand hanno costruito intorno ai loro valori, comunicando messaggi capaci di rimandare a modelli universali che, per l’appunto, sono gli archetipi.
Quelli del marketing, non scomodiamo Jung.
In “The Hero and the Outlaw” Margaret Mark e Carol Pearson, analizzarono la relazione tra brand e pubblico quando di mezzo, vi sono gli archetipi.
Questi marchi, investiti di caratteristiche “sociali” che l’essere umano riconosce come simili, riescono ad entrare in una relazione più profonda con il target, toccando il suo inconscio.
Ne sono di certo un esempio le automobili: un po’ mezzi di trasporto e un po’ status symbol, dei veri e propri strumenti di self-branding su ruote.
O che dire, facendo un esempio più brandizzato, di Nike: che non vende solo abbigliamento e accessori per lo sport, ma la sensazione di potercela fare.
Di certo, i social media hanno cambiato il mondo e, in ambito marketing e comunicazione, il modo in cui i brand si presentano al pubblico.
Pensiamo a Ryanair, compagnia aerea “ribelle” – low-cost e senza fronzoli – che sui social si presenta anche come “burlona”, catturando l’attenzione e generando engagement, senza perdere la propria identità.
E che dire del nostrano Lidl? A un anno dal lancio, il suo profilo TikTok ha superato i 320K follower – con la complicità di Myss Keta, Queen della Promo – diventando il canale retail più seguito sulla piattaforma.
Riassumendo estremamente la questione…
Gli archetipi nel branding permettono al pubblico di identificarsi, servono a costruire quella connessione emotiva che fa dire: “questo marchio mi capisce”.
E il bello è che, proprio come le persone, è assolutamente doveroso per i brand evolvere e cambiare, nel rispetto della propria storia.
E tu? Se desideri che il tuo marchio diventi un modello per il tuo pubblico non scomodare Jung, scrivi a noi.
Troveremo insieme l’archetipo che fa per il tuo brand.