Ubi maior minor key.

21 Maggio 2026

Marketing esperienziale tra fantasia e realtà.

Ogni mattina un leone si sveglia e sa che dovrà… diventare contenuto.

È la vita dei nostri giorni e non solo nel settore della comunicazione. Tutto e tutti, tutta e tutte, possono diventare materiale da social network, da sito web, da condivisione.

Basta avere un telefono e, si spera, un’idea!

L’acquisto è solo l’inizio.

C’erano una volta gli spot tv che si chiamano pubblicità, o ancor prima, reclame.

In quegli spot, per chi li ha visti in televisione e per chi li scopre ora su YouTube, TikTok o perché no, Reddit, i brand comunicavano in modo diretto e unidirezionale: mostrando il prodotto, raccontandone le qualità e puntando a convincere il pubblico all’acquisto.

Non c’era la necessità di trasformare il consumo in un’esperienza.

Mentre oggi, sempre più, i brand devono coinvolgere, creare connessioni e costruire relazioni capaci di attivare il pubblico sia sul piano emotivo che sensoriale, facendolo diventare parte attiva dell’esperienza di marca.

Questa tipologia di comunicazione, incentrata su stile di vita, percezioni e valore simbolico di un marchio, si chiama marketing experience.

Due persone che indossano maschere per il sonno siedono a letto con un drink, parlando, in un negozio luminoso. Altre persone, alcune in pigiama, sono nelle vicinanze, suggerendo un evento sociale o un pigiama party in uno showroom con letti in esposizione.

Impossible is nothing, l’esperienza è tutto.

Noi esseri umani contemporanei, ormai si sa, viviamo di experience. E che questa nasca da un’operazione di marketing o da un momento vissuto nella quotidianità, poco cambia.

Per questo, sempre più spesso, quando acquistiamo un prodotto o un servizio, ci aspettiamo qualcosa che vada oltre la semplice funzione: vogliamo provare un’emozione, sentirci coinvolti, vivere un ricordo.

E per dare queste sensazioni i brand si trasformano: diventano eventi pop-up e installazioni immersive, punti vendita dove luci, profumi e musica sono studiati per influenzare percezioni ed emozioni, ma anche progetti gamification e realtà aumentata.

Tu chiamale se vuoi…

Interagire con il prodotto, sentirsi coinvolti, vivere qualcosa in prima persona, è il modo in cui oggi i brand “flirtano”, se così si può dire, con il pubblico.

L’obiettivo è sempre lo stesso: farsi scegliere.

E per riuscirci serve, secondo Bernd Schmitt, stimolare emozioni, pensieri e comportamenti attraverso attività – chiamate: sensory, feel, think, act, relate – che riescono a spostare l’attenzione del target dalle caratteristiche tecniche di un prodotto all’esperienza d’uso e allo stile di vita.

Uno stand pop-up rosso di Coca-Cola in una piazza cittadina con cartelli "Share a Coke here", una bottiglia gigante di Coca-Cola, una sedia a sdraio con marchio, un tappeto rosso e schermi interattivi. Sullo sfondo sono visibili degli edifici.

Stiamo diventando meno materialisti?

Ovviamente no, stiamo solo imparando a scegliere ciò che conta davvero: esperienze sensoriali, momenti coinvolgenti, ricordi piacevoli, occasioni di scoperta, iterazioni tra persone, gruppi, community uniti dagli stessi valori.

In un mondo dove ogni informazione sparisce nel tempo di uno scroll, attirare l’attenzione del pubblico vuol dire coinvolgerlo.

Di questo, e di molte altre cose, possiamo parlarne insieme.

Troveremo la maketing experience più adatta a te. E al tuo pubblico.

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