Alzi la mano, anzi prenda il microfono chi non ha mai sentito parlare del dissing.
Tra la presa in giro e l’insulto, la critica e il “colpo basso”, il dissing nasce culturalmente con l’hip hop per poi trasformarsi in fenomeno di massa.
McDonald’s e Burger King, BMW e Audi, Apple e Samsung, Genesis e Nintendo, sono molti i brand che negli anni si sono sfidati a colpi di pubblicità.
In realtà, più che dissing, in questi casi si parla di pubblicità comparativa, una modalità di comunicazione che, ricordiamolo, in Europa è ammessa ma severamente regolamentata da norme a tutela dei consumatori e della leale concorrenza tra imprese.
Negli Stati Uniti invece, dove “tutto è possibile”, il comparative advertising si rivela un ottimo mezzo per catalizzare l’attenzione del pubblico.
Qualche volta, un’operazione del genere funziona a tal punto, da accrescere la brand reputation e diventare quasi un “gioco di squadra” tra marchi, che piace al target e sbaraglia gli altri player di settore.
Pepsi e Coca Cola ne sanno qualcosa.
Al di là delle implicazioni morali, cavalcare l’onda del dissing può diventare un’ottima opportunità di engagement, per le parti interessate… e non solo.
Prendiamo ad esempio BZRP Music Sessions #53 di Shakira.
Nell’aperto attacco all’ex marito, è il ritornello “Cambiaste un Ferrari por un Twingo, cambiaste un Rolex por un Casio” ad aver scatenato la curiosità e la creatività dei due brand “dissati”, generando una vera esplosione di like e condivisioni che ne hanno provocato la vittoria sui social.
Un successo tale da coinvolgere anche Taffo, eletto “presidente in carica” per il real time marketing nostrano.
Senza scomodare Oscar Wilde, all’ombra del dissing più pop della scena italiana, le considerazioni che si possono fare è che questa battaglia tra due parti (o sono di più?) è una reazione a catena che riesce a fomentare l’interesse dei fan, aumentare il numero di follower e monopolizzare l’attenzione dei media, spostando inoltre quote di fatturato.
Il potenziale è “viralissimo”, il clickbait assicurato e tutto è super monetizzabile.
Quindi, più che una battaglia per le rime, si tratta di una “Chiara” operazione di marketing.
Alla faccia dell’hip hop.